Costituzione: renzi si apre al dialogo con la minoranaza pd
Il Premier Matteo Renzi invita la minoranza Pd a non dare un out out e concede ancora qualche giorno a senatori e deputati per trovare un accordo che consenta di approvare il ddl al Senato quanto prima. In questo modo la legge sulle unioni civili sarà ratificata entro il 15 ottobre, in concomitanza con la presentazione della legge di stabilità.
Al contempo, però, ribadisce la propria posizione riguardo all’articolo 2 che, se venisse modificato come vuole la sinistra Dem, porterebbe a una totale messa in discussione.
La minoranza fa osservare, però, che il Premier non sta ponendo le basi per un’intesa.
Durante l’assemblea del gruppo a Palazzo Madama dell’ 8 settembre, Matteo Renzi ha richiamato i membri del partito alla responsabilità, sopratutto in materia di Costituzione. Si deve evitare di costruire barricate che impedirebbero, al partito che ha fatto ripartire il paese, di proseguire sulla stessa strada, tenendo fede all’impegno preso con gli italiani.
Renzi ha, quindi, confermato la disponibilità di governo e segreteria Pd al dialogo, ma Bersani risponde che “Sulla costituzione non c’è disciplina di partito”. I 28 firmatari degli emendamenti per il Senato elettivo, rappresentati dal bersaniano Miguel Gotor, hanno ribadito che non può esserci apertura senza una modifica del testo dell’art. 2, che regola la composizione del Senato.
Il Pd conferma che, pur essendo disponibile ad ampliare le competenze del Senato e modificare il meccanismo di scelta dei Senatori, l’articolo 2 è stato approvato in lettura conforme della Camera e cambiarlo vorrebbe dire ripartire da zero.
Il Presidente del Senato Pietro Grasso, chiamato in causa dalle parti a fare da arbitro, risponde che ogni giorno perso a discutere attraverso i giornali, senza impegnarsi in un vero confronto, è un giorno sprecato, sopratutto considerando che tra un mese inizierà la sessione di bilancio.
Grasso fa notare che, se dovesse pronunciarsi a favore della messa in discussione dell’articolo 2, sarebbe la vita stessa del governo ad essere messa sul piatto.
I senatori di Forza Italia restano contrari alla riforma e ritengono che Renzi non abbia le carte in regola per farla passare (183 senatori a cui sottrarre il 28 della minoranza).
Il Premier, per ora, tiene il dialogo aperto con gli altri partiti per evitare lo scontro.
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