Economia: a rischio le pensioni con il tfr in busta paga
Pur promuovendo la manovra, Bankitalia avverte che esistono dei rischi dovuti al Tfr in busta paga: in futuro, i lavoratori che aderiscono all’iniziativa, potrebbero ricevere pensioni non adeguate: Di conseguenza è necessario che il provvedimento sia solo temporaneo.
Inoltre, anche se, da un lato, il ridimensionamento dell’Irap permette di ridurre il costo del lavoro, dall’altro ridimensiona il grado di autonomia delle Regioni, per cui il tributo è la principale fonte di finanziamento.
Il vice direttore generale di Bankitalia sostiene che la manovra porterà una riduzione del cuneo fiscale e che finanzierà importanti riforme nel campo dell’istruzione scolastica e del mercato del lavoro.
La Corte dei Conti, in audizione sulla manovra, ritiene che ci sia il rischio per regioni ed enti locali di essere costretti a compensare la riduzione dei trasferimenti, causata dalla legge di stabilità, con conseguente aumento dell’impostazione decentrata. Si fa notare anche che il testo iniziale presentato al Parlamento prevedeva interventi per 36,2 miliardi nel primo anno che, a seguito della trattativa con l’UE, sono stati ridotti a 32,4 miliardi nel 2015.
Secondo il Ministero dell’Economia, nei primi dieci mesi dell’anno, si è registrata una riduzione di 11,3 miliardi nel fabbisogno statale: si è scesi dagli 88,4 miliardi del 2013 ai 77,1 miliardi del periodo gennaio-ottobre di quest’anno. Nel mese di ottobre, il fabbisogno statale si è attestato a 8,5 miliardi; somma inferiore rispetto ai 12 miliardi e 65 milioni dell’ottobre 2013. Confrontando questi dati viene chiarito che nel 2013 era stato effettuato un pagamento di 2.800 milioni per la sottoscrizione del capitale ESM (European Stability Mechanism). Inoltre, c’è stato il pagamento di maggiori interessi sul debito pubblico a causa di un cambiamento nella calendarizzazione dei titoli. Da tener presenti, anche i maggiori prelievi fatti dai conti di tesoreria per circa 1 miliardo, legati anche all’applicazione della normativa sull’accelerazione del pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione. D’altro canto, migliorano gli incassi fiscali, a seguito del pagamento del tributo comunale per i servizi indivisibili (TASI), il cui gettito confluisce nei conti di tesoreria.
In linea con le stime del governo, l’Istat prevede un calo del Pil dello 0,3%. Per il 2015 si prevede un aumento dello 0,5% a cui dovrebbe seguire un rialzo dell’1% nel 2016.
La manovra avrà un impatto solo relativamente positivo nel 2014, ma un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo, a seguito del bilanciamento tra la spinta del bonus di 80 euro e gli effetti negativi della clausola di salvaguardia, con eventuale aumento dell’iva.
Dopo una contrazione durata tre anni, nel 2014 la spesa delle famiglie aumenterà dello 0,3%, probabilmente a causa di una riduzione della propensione al risparmio.
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